Detti elementi, più o meno regolari nella forma, di dimensioni variabili dal millimetro a pochi centimetri, erano di sezione rastremata perché potessero essere facilmente infissi in un letto di base; essi erano denominati "abakiskoi" dai Greci, "abaculi", "tesserae" o "tessellae" dai Romani.
A secondo delle dimensioni delle tessere, delle tecniche adoperate per il loro montaggio, delle funzioni (decorazioni paretiali o da pavimento), gli antichi attribuivano nomi differenti al mosaico. Denominavano "opus sectile" le decorazioni effettuate con pezzi di marmo di varia grandezza e colore (crustae), "opus tesselatum" il rivestimento abbastanza regolare ed omogeneo di parti di pavimento, "opus vermiculatum" quello ottenuto con tessere minuscole e disposte secondo l'andamento delle forme raffigurate per lo più negli "emblemata" (sorta di quadri ante litteram), "opus musivum", derivato dal vermiculatum e destinato alle decorazioni parietali.
Per realizzare il mosaico è necessario l'intervento di maestranze con compiti ben circoscritti e definiti.
Notizie di tali categorie di operatori si hanno dal Codice Giustinianeo dove sono citati il "pictor imaginarius" (l'ideatore primitivo dell'opera), il "pictor parietarius" (colui che eseguiva la traccia del disegno sulla parete, la cosiddetta sinopia), il "musearius" (colui che applicava le tessere); per la complessità di alcune opere è chiaro che non è immaginabile la conservazione di tali nette distinzioni così come non è dato sapere con certezza se il pictor imaginarius non intervenisse poi, anche saltuariamente, sulla posa in opera delle tessere affinché rispondessero correttamente alla sua idea primitiva.
L'Edictum de praetiis di Diocleziano (IV secolo) cita il "Iapidarius structor", il "calcis coctor”, il"musearius" mentre il Codice di Teodosio differenzia i "tesseIari" (coloro che eseguivano i pavimenti in mosaico, detti "tessel/ata" o "lithostrata'j dai "musivari", capaci di eseguire i più complessi mosaici parietali. È chiaro che il musivario doveva avere alta capacità artistica, non inferiore al pictor, così come appare altrettanto chiaro che varie maestranze, meno abili, preparavano il letto di calce, o eseguivano parti di fondo meno complesse.
Tali tecniche e distinzione di ruoli furono ben definiti solo dal periodo romano in poi. Precedentemente le forme espressive del mosaico trovano esempi più rari e sporadici, per lo più legati ad episodi spontanei ed isolati.
|