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Alcuni mosaici della
Villa romana del Casale   Piazza Armerina (EN)

I famosi mosaici di Piazza Armerina hanno alcuni "brani" da attribuire a questo periodo fra il III e il IV secolo. Ma all'età paleocristiana risalgono i primi grandi mosaici parietali e a volta. Le tecniche che qui bisognava impiegare dovevano essere differenti sia per ragioni pratiche sia espressive. Il fondo di impasto non era omogeneo come quello a pavimento ma più scabro e diseguale; scabra era anche la superficie delle tessere che acquistavano una diversa caratteristica determinata dalla rifrazione della luce sulle irregolarità delle pietre.
Non ci sono testi che descrivono le tecniche impiegate per i mosaici parietali paleocristiani, bizantini e medioevali ma molti sono gli studi effettuati sui monumenti.
La parete era ricoperta da tre strati di calce mista a polvere di marmo o di mattoni; di essi il primo era più spesso degli altri; per consentire la facile presa fra gli strati successivi le relative superfici venivano rese scabre praticando delle incisioni (a reticolo, losanga o scaletta) o addirittura si inserivano grappe e chiodi. Il terzo strato, più fine degli altri, era il letto per le tessere; esso veniva realizzato per piccoli campi in modo da consentire al mosaicista di sistemare le tessere prima che l'impasto fosse indurito.
Sul letto di tessere veniva effettuata la "Sinopia" (disegno guida a volte anche dipinto) e tracce di sinopie ritrovate in alcuni casi sul primo e sul secondo strato non possono che considerarsi delle prove effettuate dall'artista. Il colore dato alla sinopia aveva forse anche lo scopo di smorzare l'incidenza del fondo che comunque appariva, ad opera compiuta, fra gli interstizi delle tessere.
Le tecniche di posa non erano più differenziabili come in periodo romano; scompare la distinzione fra vermiculatum e tessellatum ed, infatti, nello stesso mosaico le tessere hanno dimensioni e forme differenti a seconda della estensione delle superfici da campire.
Di solito si realizzavano prima i contorni delle figure, seguendo con le tessere l'andamento degli stessi, e poi si passava a campire l'interno con tessiture più o meno regolari.
L'impiego di tessere in smalti e vetri colorati permettevano di produrre un'infinità di toni cromatici e consentì di raffinare le tecniche fino ad eguagliare nei chiaroscuri e nelle ombreggiature gli effetti delle pennellate (raggiunti anche con l'impiego di tessere minuscole). Oltre al vetro colorato si continuavano ad adoperare le tessere di marmo e pietra, specie per simulare il colore della carne. Si impiegavano anche tessere di terracotta e madreperla.
Il colore oro o argento si otteneva applicando una foglia di metallo prezioso su tessere di vetro, ricoprendola con una pasta vetrosa trasparente e cuocendo poi il tutto.
Era diffusa la tecnica di inframmezzare i campi di tessere monocrome con tessere capovolte o di diverso colore in modo da ottenere effetti particolari di rifrazione o di punteggiatura. Negli edifici cristiani mutò chiaramente la tematica dei mosaici; le absidi si adornavano di solito con la figura di Cristo e degli Apostoli (solo con il papa Damaso si passò ad onorare col culto le figure dei Santi). Antichissimo è il mosaico absidale di S. Prudenziana. Nei mosaici del mausoleo di S. Costanza permangono immagini dionisiache ma sono andate perdute le scene del Vecchio e Nuovo Testamento raffigurate nella cupola.

Mausoleo di S. Costanza Roma IV sec.
Mausoleo di S. Costanza Roma IV sec.


Nel "Quinto Secolo" sembrano canonizzarsi tecniche, tematiche e stili, per cui le grandi figure sacre appaiono statiche, stilizzate, in posizione rigidamente frontale e ieratica e quasi sempre su sfondi scuri e nebulosi. Possiamo ricordare: l' abside di S. Maria Maggiore, dei S.S. Cosma e di Damiano, S. Teodoro, l' arco trionfale di S. Paolo fuori le mura e l' oratorio di S. Giovanni Evangelista. Più plastici ed animati sono i mosaici del Battistero di S. Giovanni a Napoli.

S. Paolo a Roma
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Alcuni mosaici della Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma
 
 


Musivum Opus Rimini Storia del mosaico: il mosaico nel Periodo Paleocristiano. Riproduzioni del mosaico antico