Musivum Opus mosaici artistici e scuola di mosaico a Rimini Musivum Opus mosaici artistici e corsi di mosaico a Rimini
Musivum Opus mosaic art Musivum Opus mosaici artistici e corsi di mosaico a Rimini
Musivum Opus mosaici artistici di Goffredo Pizzioli
 
   

 


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Alcuni mosaici della Casa del Fauno

Questo "stile" è proprio di tutte le scuole con influenza ellenistica ed è talmente marcato da far pensare ad esecutori non italici, quasi una "Koinè" di maestri alessandrini al servizio dei romani. Ad esso sono da riferirsi anche i mosaici di Palestrina, quello di S. Lorenzo in Penisperna a Roma, il "Leone di Teramo" e molti altri.

Leone di Teramo I secolo a.C
Leone di Teramo   I secolo a.C


In "età imperiale" il mosaico, limitato in precedenza a costruzioni lussuose, si diffonde anche nelle case comuni. Si sviluppano le tecniche e nascono squadre di artigiani e operai anonimi. Ancora Pompei rappresenta "l'archivio" da cui possiamo trarre maggiori indicazioni. Nelle case del II stile si conservano ancora numerosi pavimenti che erano decorazioni soprattutto al perimetro, con fregi di chiara ispirazione "geometrica".
Lo stile, detto neoattico, che permane fino al I secolo d.C., proprio per il semplificarsi delle forme decorative e per il predominare della bicromia bianco e nero viene definito "stile severo".

Mosaico rappresentante il Porto di Rimini
Mosaico rappresentante il Porto di Rimini


La policromia è comunque conservata nelle forme decorative parietali. Sotto Augusto lo stile neoattico attraversa una seconda fase, dove le figure geometriche vengono "allacciate" da temi decorativi vegetali, vimini, meandri ecc. La decorazione si estende a tutto il pavimento, dalla cornice al centro, e si complica con il ripetersi di cerchi, medaglioni, 10­sanghe, quadrati ecc.
In "età Claudia" riappaiono figure animali ed umane (silhouette nere su fondo bianco). Il mosaico bianco e nero viene considerato frutto di un'elaborazione esclusivamente italica, con correlazioni più dirette con le tecniche pavimentali che con quelle pittoriche; esso è sempre destinato ai pavimenti e deriva dal cocciopesto prima e dall'opus signinum poi.
L'opus signinum è tecnica decorativa nella quale fermenti di marmo sono sistemati in un letto di pozzolana mista a calce e mattoni tritati (cocciopesto). Riappare l'opus musivum, il mosaico pittorico proprio dell'epoca alessandrina, per decorare colonne, fontane e parti della casa.
Dal secondo secolo d.C. si sviluppano in parallelo i temi alessandrini e nuove tendenze della scuola italica. I pavimenti, che conservano i temi dei riquadri geometrici, si arricchiscono di forme decorative quali la pelta, diversi tipi di intreccio, il nodo di Salomone ecc.

Esempio di Nodo di Salomone
Esempio di Nodo di Salomone


La ripetitività regolare di alcuni motivi oltre che la "smerlatura" o "sfrangiatura" dei contorni induce a similitudini con l'arte tessile. La Villa Adriana a Tivoli rappresenta un esempio del cambiamento di gusto avvenuto in età Adrianea. Il floreale prevale sul geometrico, ma le forme sinuose e ricche conservano una certa qual stilizzazione. In "stile fiorito" sono anche i mosaici del Serapeum di Ostia (137 d.C.) della casa di Apuleio e della villa di Tor Marancia.

Mosaici del Serapeum di Ostia (137 d.C.)
Mosaici del Serapeum di Ostia (137 d.C.)
Mosaici del Serapeum di Ostia 137 d.C.   Roma

Le cornici a trecce e ghirlande invadono il campo centrale del pavimento, il fondo bianco tende quasi a sparire, vengono introdotti motivi di colore (mosaico di Lucera " secolo d.C.). Il mosaico pittorico, eseguito con maestria ormai superiore a quella di scuola ellenistica, riappare soprattutto negli emblemata.
In periodo Adrianeo il mosaico comincia ad essere diffuso in maniera estesa sulle grandi volte. Improponibile appare la teoria del "mosaico riflesso", per la quale i pavimenti riflettevano sempre i decori impiegati nelle volte. Come si vedrà in seguito le tecniche e le tematiche adottate nei due casi sono nettamente diverse.
Nella Gallia Meridionale viene ormai impiegato la policromia dei mosaici pittorici, mentre in quella settentrionale permane lo stile severo.
In Africa compaiono i primi mosaici in epoca Flavia (mosaico di Zilten) e conservano tutta l'influenza alessandrina. In età Adrianea a Cartagine sorge un'officina che crea mosaici in stile fiorito più vicino alla produzione italiana. Maestri africani operarono soprattutto nella penisola iberica fornendo alla loro produzione una connotazione tipicamente "barocca", ma la loro influenza sarà chiara anche in Sicilia.

Mosaico di Volubilis circa del 44 d.C Marocco
Mosaico di Volubilis circa del 44 d.C   Marocco


In Siria sarà maggiore l'influsso della scuola greca, e gli elementi romani che vi trovano spazio sono quelli che mostrano più affinità col mondo orientale. Ispirato al gusto impressionistico dell'epoca Claudio - Flavia, infatti, sono i mosaici pittorici delle decorazioni delle Ville di Antiochia. Una scuola "barocca", forse siriana, diffonde la propria influenza fino all'Eufrate ed anche alla lontana Armenia (palazzo di Tridate).
Il Terzo Secolo d.C. assiste alla ricomparsa dello "stile severo". Gli arabeschi e i motivi floreali degenerano e scompaiono; si diffondono i temi a reticolato, rosette cruciformi ecc. Nella seconda metà del secolo il disegno diventa rozzo e schematico.
Presenze di questo stile si registrano in Germania (con le particolari partizioni a campi geometrici che somigliano a tappeti), nell'Italia del Nord (Terme di Aquileia). In Africa, accanto ai mosaici a scomparti si trovano grandi quadri figurati policromi.

Mosaico raffigurante il ratto di Europa. Inizi del I sec.a.C. Terme di Aquileia
Mosaico raffigurante il ratto di Europa.
Inizi del I sec.a.C. Terme di Aquileia